Presentazione della mostra di Anna Danese, scrittrice

locandina_webLa meraviglia del comune.
Una sfida nella sfida: scegliere il bianco e nero per rendere artisticamente oggetti e materiali d’uso quotidiano che delimitano, arredano o creano spazi molto intimi della casa. Oggetti, e materiali, di norma ’impoetici’: piastrelle, rubinetti, lavandini, listoni di parquet. Ma come in un film fantastico, dove a un certo punto il mondo inanimato prende vita, parla, interagisce, anche le foto di Sauro Marini restituiscono voce alle cose, che cosi’ vivono la ribalta di una seconda esistenza. Insolita, ma congrua, la location della mostra, che gia’ nel titolo – ‘Di acqua e pietra’ – dichiara la volonta’ di riconsegnare alla materia la sua forza e la bellezza originarie. Il luogo che la accoglie e’ un immenso spazio espositivo, dove il gioco dei rimandi tra gli scatti e cio’ che invece si puo’ toccare con mano ha un effetto bizzarro di scatole cinesi, in particolare laddove la fotografia strizza l’occhio al design.
Ecco, allora, il segno nitido di Fornasetti, artista a tutto tondo cui deve molto il design industriale, riprodotto sulle piastrelle e ancora in foto: l’estetica, dell’estetica, dell’estetica. Scatole cinesi, insomma, dove le arti inglobano le arti. E ancora, ecco il fregio, il decoro, che diventano capitello corinzio, o il rubinetto esaltato da una cornice in legno, che fa di un oggetto cosi’ modesto il protagonista della scena, un attore sul palco, un gentiluomo nell’atto dell’inchino. La prosaicita’ di un lavandino, peraltro gia’ elevato a oggetto cult dal pensiero e dal tratto di architetti e designer, viene riscattata dall’occhio del fotografo, che gioca con le ombre e dona alle cose pienezza di grembi, la magia di indecifrabili segni d’interpunzione, un’astrazione che si ritaglia un ruolo di tutto rispetto nello spazio.
L’occhio di Marini cattura, parcellizza, ricompone, ricrea. Avido di dettagli, curioso, ironico, al punto da immortalare la descrizione industriale di manufatti altrimenti senz’anima, rendendoli preziosi. Tessere, specchietti, venature di legni, campioni di materiali sono, sotto il suo obiettivo, gemme, griglie riluccicanti piene di mistero, muri di citta’ invase dalla notte, fantasie geometriche, intarsi, mosaici, in un’alternanza di caldi-freddi che il bianco e nero (la sfida nella sfida) esalta. Forse la mostra si sarebbe dovuta intitolare ‘La meraviglia del comune’, dove comune – e banale, ripetitivo – e’ l’aprire ogni giorno un rubinetto. La meraviglia e’ cio’ che una sensibilita’ intensa come quella di Marini puo’ regalare a quel gesto. Le cose, tutte, hanno un’anima, ma la cosa difficile e’ catturarla.


 

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La mostra – marzo/aprile 2013 – è stata organizzata all’interno dei locali della Nuova Comes di Ancona, via della Montagnola, grazie alla disponibilità della direzione della società, e grazie alla collaborazione dell’architetto Claudia Dini.  Di seguito alcune immagini della location nel corso della mostra.


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