Nel giugno 2005 Italo Tomassoni – critico d’arte e fondatore dell’Archivio Gino De Dominicis – organizzò, unitamente al Comune di Ancona e con l’allora Assessore alla cultura Antonio Luccarini, l’esposizione dell’opera di De Dominicis “Calamita Cosmica”, all’interno della corte della Mole Vanvitelliana.

Dal sito http://www.archimagazine.com/rdedominicis.htm riportiamo una breve presentazione:
“Calamita Cosmica – immensa e terrificante scultura, la cui nascita è rimasta per sempre avvolta nel mistero -, altro non è che uno scheletro di ben ventiquattro metri, ricomposto per l’occasione, abbandonato al suolo e creato forse in incognito.
Esposto la prima volta nel 1990 al museo d’Arte Contemporanea “Magazin” di Grenoble e poi nel 1996 all’interno del cortile della reggia di Capodimonte a Napoli, torna – come un fantasma – ad essere visibile ai propri visitatori.
Con queste parole, tratte dal catalogo dell’esposizione, il curatore dell’interessante iniziativa, Italo Tomassoni interpreta l’installazione: “Senza scampo la commozione suscitata da questo che è uno dei testi più impressionanti ed ermetici del XX° secolo, frutto di un genio insuperabile che testimonia la percezione dell’assoluto e chiude il secondo millennio con un sigillo rovente. L’arte del XX° secolo ne conserverà il ricordo con la piena coscienza di non reggerne la portata […] In Calamita Cosmica, il riferimento mesopotamico sprofonda dentro un’antropologia dove l’ordine anatomico dello spazio corporale evoca il tempo del sovrumano. Cupa e impassibile, la perfezione formale dell’opera è attraversata dalle onde magnetiche di cui è strumento e protagonista. Al centro del campo indotto dall’asta puntata sulla falange distale della mano destra (obelisco, arnese apotropaico o gnomone, segno di raccordo tra microcosmo e macrocosmo, di sintonia interplanetaria e di collegamento tra gli stati dell’essere), il colosso celebra l’eroismo titanico di chi si è avventurato in spazi inaccessibili al dominio dell’esplorazione tecnologica.”

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