“La particolare bellezza” (mar-nov 2019)

La mostra “La particolare bellezza. Il processo creativo del dettaglio in architettura” ha chiuso i battenti

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La mostra “La particolare bellezza. Il processo creativo del dettaglio in architettura”, ospitata nelle sale del Museo diocesano di Ancona, ha chiuso i battenti sabato 2 novembre. Nel periodo di apertura il movimento di visitatori è stato davvero intenso, raggiungendo un totale di 3500 accessi. Si tratta di un risultato notevole, tenendo conto che, al di là dei 350 visitatori della mostra fotografica, i visitatori del Museo hanno avuto la possibilità di vedere anche le immagini dei particolari delle facciate delle otto chiese più antiche di Ancona.
Mi sento di accomunare in un unico ringraziamento tutti quelli che hanno reso possibile questa gratificante esperienza, che voglio citare uno ad uno:

  • Mons. Angelo Spina, Vescovo di Ancona-Osimo e Don Luca Bottegoni, Direttore del Museo Diocesano
  • Claudio Desideri, ideatore
  • Diego Masala e Paola Pacchiarotti, curatori
  • Barbara Dubini, Karin Harvald, Alice Bonfiglio, Laura Fadda, Marta Giacomini, Alessio Ionna, Matteo Rocchetti, Denise Talevi, le bravissime guide del Museo che hanno accompagnato i visitatori, ricevendo tanti apprezzamenti per la loro preparazione e disponibilità
  • Sponsor e patrocinanti: Consiglio Regionale delle Marche, Comune di Ancona, Provincia di Ancona, AssiAdriatica, Banca di Filottrano, Agrinsieme, Confidicoop Marche, TreValli Cooperlat, Autorità di sistema portuale Mare Adriatico centrale, Università Politecnica delle Marche, Circolo fotografico AVIS Mario Giacomelli BFI di Osimo

  • Inaugurazione Mostra fotografica "La particolare bellezza", Museo Diocesano di Ancona, 22 marzo 2019

Sauro Marini – dalla presentazione del Catalogo

Capita nella vita di fare senza prestare troppa attenzione al come o al perché.
Fino a che una scintilla fa emergere motivazioni prima sconosciute, e quel fare qualcosa assume una valenza diversa e coinvolgente.
Ho iniziato a fotografare a 15 anni, per curiosità, senza alcuna nozione tecnica o compositiva, ma basandomi solo sull’empirismo che contraddistingue l’età giovanile.

Poi la scintilla. La diffusione della tecnica digitale e la possibilità di gestire i file in autonomia hanno riacceso una passione quasi del tutto sopita e l’amore per l’architettura e per la storia della mia città hanno fatto il resto.
Ho così iniziato a girare Ancona fotografando antiche chiese e monumenti, ma in realtà, mentre scattavo ed esaminavo i prospetti degli edifici storici, ero alla ricerca dell’anima delle pietre, quell’anima che architetti, scultori, capomastri dei secoli scorsi riuscivano a trasfondere nelle opere a cui davano vita.
Non è un risultato semplice da ottenere; in un’epoca in cui la frenesia che fa correre le nostre giornate ci spinge a camminare nei luoghi a noi familiari a grandi falcate, con il tempo sempre stretto addosso, il semplice alzare lo sguardo verso l’alto quando si cammina per i vicoli del centro storico è una vera e propria conquista per lo sguardo e per l’anima.
Avvicinarsi ai leoni del Duomo di San Ciriaco o alla facciata di Santa Maria della Piazza o ai chioccioloni vanvitelliani della Chiesa del Gesù, per osservare da vicino la bellezza dei particolari o le venature dei marmi, consente di entrare dentro quei capolavori, sentirne il profumo d’antico, cogliere l’essenza più profonda di opere che solo una grande cultura e una grande maestria hanno consentito di far giungere fino a noi in tutto il loro splendore.
È questo lo spirito dei lavori in mostra, anche come riconoscimento a chi, nella propria vita e nelle proprie opere, si è lasciato guidare da una fede, da un ideale, riuscendo a lasciare un segno del proprio passaggio terreno ed una eredità artistica che il mondo ci invidia.
Voglio chiudere con un passaggio ripreso dalla presentazione di una mia mostra, che credo mi rappresenti in pieno: “… Un accesso facilitato per chi ha la propensione a volare, ma ugualmente interessante e di stimolo per chi ad oggi non ha osato uscire dalla spiaggia sicura che è il provincialismo d’immagini. Ed è questa la riflessione di chi suole perdersi nell’avventura, di chi ama l’arte e nella lunga convivenza con questa eccezionalità, fuoco per l’anima, cerca senza tregua, tra le sue innumerevoli pieghe, quello che a volte le parole non dicono.” (Cristina Gioacchini, giornalista).

Servizio fotografico di Ivo Giannoni