
Quello che segue è testo critico – nella versione estesa – della mia mostra “Sauro Marini 2020-2025 La Ricerca” tenutasi presso la Galleria Papini nell’ottobre 2025. Il testo curato da Marco Tarsetti è nella versione estesa in quanto nella prima stesura era stato inserito in versione “ridotta “condensata” per problemi di spazio.
Marco Tarsetti è contattabile a questo indirizzo mail: m86tarsetti@gmail.com
PanoramAncona – Testo critico di Marco Tarsetti
Si immagini un’esposizione di fine Ottocento, una di quelle fiere delle meraviglie che mostravano, portandole in giro fin nei luoghi più remoti, le novità della scienza e della tecnica: avremmo sicuramente trovato, al centro di un capannello di curiosi, una persona dalla smorfia stupita o sorpresa, con gli occhi puntati dentro una scatola. Era il pantoscopio, o Mondo Nuovo: un dispositivo ottico che consente di vedere al suo interno un’immagine, con effetti di luce cangiante. Si tratta di uno di quei congegni meravigliosi che trasformavano l’immagine della realtà in spettacolo, e visione; come il Panorama, dove una veduta, un paesaggio dipinto su un supporto ad anello, ricreava, spesso con giochi di luce, la percezione stessa del paesaggio. Un’immagine familiare nella vita quotidiana diventava una meraviglia visiva sotto la lente della tecnica, che consente non tanto la riproduzione quanto un modo diverso di vedere quella stessa immagine familiare.
A mio avviso evocano questo tipo di sensazione le immagini di Sauro Marini della serie Ancona in 8 mm: vi troviamo panorami, anche famosissimi, della nostra città ri-visti però attraverso il filtro di un obiettivo fisheye. La deformazione ottica dello scatto diventa trasformazione di un soggetto che resta riconoscibile ma diventa originale, modificato dallo sguardo che lo osserva e dalla tecnica che lo cattura. La realtà si trasforma in modo onirico. Secondo Sauro, che arriva ad interessarsi al paesaggio urbano attraverso l’opera di Gabriele Basilico, la fotografia di architettura è sempre interpretativa, in quanto tale: se osservando un palazzo, si alza lo sguardo verso un cornicione o una finestra, le linee verticali e parallele dell’edificio non sono più tali ma si deformano nell’atto stesso della visione. La fotografia non può che assecondare questo fatto; l’uso del fisheye lo esalta.
Questo approccio alla fotografia architettonica richiama, per contrasto, un altro ciclo di foto architettoniche: La particolare bellezza. Qui l’occhio si sposta dal generale al particolare, l’obiettivo rappresenta dettagli lenticolari, quasi tattili, delle superfici lapidee dei monumenti cittadini. Se ne vede la grana, anzi la si tocca, attraverso fotografie che esaltano la bellezza minuta e minuziosa di particolari che lo sguardo distratto della quotidianità spesso trascura. Se prima l’obiettivo abbracciava il paesaggio architettonico con la distorsione del fisheye, mantenendone sempre la riconoscibilità, ora lo sguardo indugia sulla pelle degli edifici, delle sculture, indagando il monumento nei suoi aspetti più segreti, tanto da rendere spesso complessa l’individuazione dell’edificio da cui il dettaglio è colto.
Fanno pendant a queste le immagini delle sculture di Blasi e Trubbiani, definite da un bianco e nero che ne descrive i volumi, esalta le qualità plastiche e al contempo gioca con sguardi ed espressioni come fossero vive.
Questo “panorama” foto-immaginifico di Ancona, nella ormai ventennale ricerca di Sauro che qui celebriamo, non sarebbe completo senza l’umanità che si muove all’interno di questi paesaggi.
Spostiamo dunque lo sguardo sulle immagini dedicate al porto, anima della nostra città, che in questo luogo ha il parametro fondante della sua identità marittima: queste foto ne colgono la bellezza nascosta, come nello scatto con le gru rosse, o esibita nella rassicurante bellezza dei tramonti, e ne raccontano l’umanità varia e brulicante che lo abitano, rappresentata nei contrasti che convivono in questo luogo duro e meraviglioso. C’è lo scintillio festoso del varo di una nave, cui prende parte un’umanità gioiosa di invitati eleganti; ci sono i portuali, di spalle, che tornano a casa dopo il lavoro, incarnazione visiva della fatica che si cela dietro la costruzione di quelle stesse navi; infine ci sono i turisti sul ponte della nave da crociera, dove con una ironia leggera che mi fa pensare a Martin Parr, abbiamo una rappresentazione divertente ma al contempo impietosa della becera cialtroneria del turismo massificato. Osserviamola bene: diverte l’ambiguità di questo scatto, dove sembra che il fotografo stia ritraendo una ragazza in posa da diva, mentre ad una più attenta analisi dell’immagine si nota come, dietro l’apparente gioco di sguardi tra il fotografo e la ragazza, in realtà lui stia scattando una foto al paesaggio, lei si sta scattando un selfie. L’orizzonte di Ancona, celato al nostro sguardo, è in un caso protagonista nell’altro fondale.
Il contrasto tra la foto dei lavoratori del porto, chiusi, di spalle, e questa dei ricchi turisti, che il porto lo attraversano distrattamente per divertimento, è emblematica dei contrasti celati in questo luogo unico, che Sauro riesce a raccontare in tutte le sue sfumature, con attenzione e profondità.
Mi piace concludere questo viaggio attraverso la carriera di Sauro con gli scatti che ha dedicato agli artisti, che sono l’anima della città che lui vive, percorre, osserva, immagina, racconta: Ancona.
Otello Giuliodori, Valeriano Trubbiani, artisti che hanno incarnato e interpretato la bellezza della millenaria città dorica, rivivono in queste foto eleganti dove incrociamo ancora una volta i loro sguardi, vivi, colti con intensità e profondità da un fotografo che alla grandezza di questi artisti ha saputo accostarsi raccontandola con umanità.
Auguri Sauro: che il futuro sia generoso con la tua Ricerca e ti porti a raccontarci per altri vent’anni le vibrazioni di storia, di vita e di bellezza del nostro scoio d’eternità.
In cima al Guasco drito
‘l domo de la cità
tuto bianco arefito
‘nt’un scoio d’eternità
[Franco Scataglini,
I giorni popolari]